
Quello
che noi conosciamo come Ju-Jitsu moderno mette le sue radici nel Medioevo
giapponese, anche se le tecniche di combattimento si sono sviluppate da una base
di parecchi secoli prima. E’ in questo periodo che i Samurai, cui era vietato
l’uso delle armi a Palazzo escogitano sistemi efficaci per prevalere l’uno
sull’altro a mani nude; in un’epoca e in un paese dove l’onore era tutto
gli scontri tra guerrieri non erano certo rari, per cui nacque l’esigenza di
perfezionare tecniche senza l’uso di armi, ma che, sfruttando leve articolari
e proiezioni al suolo, permettessero di rovesciare l’esito di un combattimento
nonostante la netta inferiorità fisica.
Al
di là di cenni tecnici con dati e riferimenti precisi, si può dire che il Ju-Jitsu
nel corso del tempo ha subìto trasformazioni abbastanza importanti anche se
fondamentalmente le tecniche sono rimaste quelle elaborate secoli fa. Il merito
di questa trasformazione, o meglio dire evoluzione, è sicuramente di Jigoro
Kano, personaggio chiave nello sviluppo e nella diffusione delle arti marziali
giapponesi: con Kano, quello che era considerato un insieme di tecniche segrete
insegnate solo a pochi eletti e tramandate tra esponenti di una stessa scuola
diventa in qualche maniera di dominio pubblico e l’arte marziale non viene più
vista come qualcosa di segreto ma come un’occasione di confronto tra paesi,
stili e mentalità diverse; alla stessa maniera lo scopo principale delle arti
marziali cambia, non è più quindi la guerra ma l’occasione di confrontarsi
con persone più forti e abili e di crescere insieme tramite la pratica comune.
Per chi conosce anche marginalmente le arti marziali giapponesi appare chiaro
che questa, anche se di fatto non lo sembra, è una grossa trasformazione dal
punto di vista etico e spirituale, che getta le basi del Ju-Jitsu
moderno.
Il
Ju-Jitsu moderno è quanto di più versatile ed efficace possa esistere
in termini di autodifesa, in quanto, estrapolando tecniche da una fonte
praticamente inesauribile come il Ju-Jitsu tradizionale, è in grado di
stilizzare il concetto di autodifesa partendo da tecniche brevi e veloci ed
arrivando poi anche allo studio dei punti di pressione del corpo umano, con
l’unico fine di difendersi in maniera immediata ed efficace.
Il
vantaggio menzionato prima, cioè il fatto che alla base del Ju-Jitsu ci
siano una miriade di tecniche e di loro sfumature, diventa però anche uno
svantaggio per chi si avvicina ex-novo a questa arte marziale; è infatti
facile nei primi tempi trovarsi disorientati e scoraggiarsi facilmente, in
quanto le cose da imparare sono molte e non tutte di facile apprendimento,
occorrendo infatti diversi anni di allenamento e preparazione mentale per essere
in grado di cominciare a preparare una buona difesa. Passato però il momento
iniziale, il Ju-Jitsu è in grado di dare piccole ma continue
soddisfazioni, proporzionali al tempo e all’impegno con cui ci si allena,
formando il corpo e lo spirito mediante una pratica costante e paziente: sotto
questo aspetto infatti il Ju-Jitsu rimane un’arte marziale delle più
classiche.
Nel
Ju-Jitsu la base filosofica è quella di sfruttare la forza
dell’avversario a proprio favore “come il giunco assorbe l’impeto del
vento tanto facilmente si rialzerà con più forza”
I
movimenti basilari:leve proiezioni strangolamenti ne fanno uno strumento di
difesa-offesa incredibilmente efficace.
Non è facile trovare palestre dove si pratichi seriamente il Ju-Jitsu, almeno sotto tutte le forme da esso rappresentate;con la pratica del Ju-Jitsu si può riuscire infatti a trovare un proprio equilibrio interiore ,riscoprendo, il gusto di lavorare seguendo concetti tradizionali, applicabili ancora oggi allo stile di vita quotidiano, che rispecchia non solo la capacità di difendersi ma anche la maniera di comportarsi in mezzo alla gente. Del resto le arti marziali orientali non sono nate solo per scopi puramente difensivi, ma si propongono l’alto fine della conoscenza di se stessi. Partendo infatti dalle discipline indiane, poi diffusesi in Cina ed in seguito in Giappone, si può notare come ci sia in tutte queste scuole una cura particolare per l’introspezione, prima ancora dello sviluppo di un qualsiasi concetto di offesa o difesa: <<Conosci te stesso poi impara a conoscere gli altri>>, più facile a dirsi che a farsi! In ogni modo la strada è una sola: l’allenamento costante e umile di chi ha sempre da imparare dagli altri.
La
tradizione è un veicolo di conoscenza da una generazione all'altra,
con la speranza che destinatari di questa saggezza possano aggiungere
esperienza alla loro cultura col fine di integrare e promulgare le
arti marziali. Questa credenza è uno dei pilastri sul quale
l'istituzione di tutte le arti marziali è costruita, ed è
prerogativa dello Yoshitsune Dojo. Creato da Junji (Jun) Saito,
l'ultimo erede nella sua famiglia del prestigioso titolo di
Samurai,fuse tutte le esperienze dei vari stili da lui appresi
riunendoli sotto la forma di un nuovo stile rivolto all'autodifesa, ma
una difesa rapportata ai giorni nostri mantenendo però inalterate le
tradizioni. Una volta completo, il sistema necessitava di un
successore. Saito non aveva bambini, così che trasmise la conoscenza
e le redini dello stile a Michael DePasquale Sr. I due si incontrarono
in Giappone negli anni '40 quando l'istruzione di Michael cominciò.
Ritornato in patria fu incaricato di estendere il ju-jitsu a tutta
l'America.
Michael De Pasquale Sr. insegnò per molti anni, continuando l'opera
del suo maestro e fortificandola. La guida è passata poi al figlio
Michael De pasquale Jr.
La famiglia De Pasquale ha applicato lo Yoshitsune ju jitsu per l'addestramento delle guardie del corpo presidenziali di George Bush dimostrando a tutti l'altissimo livello di efficacia delle tecniche.
Saito Sensei
O Sensei Michael De Pasquale ,Sr,

Soke Michael DePasquale,Jr,
